Sentiamo spesso parlare di flora batterica intestinale, ma non si ha ancora una cultura diffusa per ciò che concerne il microbiota cutaneo e l’importantissimo ruolo che riveste ai fini della salute e della bellezza della nostra pelle.

A tal proposito abbiamo intervistato il Dott. Mario Marani,  Dottore Magistrale in Scienza della Nutrizione Umana e farmacista esperto in nutraceutica e microbiota intestinale e cutaneo.

Buongiorno Dott. Mariani e grazie per aver accettato di condividere con noi la sua esperienza e conoscenza in ambito medico.  Può aiutarci a comprendere che cosa si intende per microbiota cutaneo e qual è il suo ruolo?

Nel corpo umano troviamo batteri raggruppati in 5 distretti principali: microbiota intestinale, della pelle, del cavo orale, del tratto respiratorio e dell’apparato genito-urinario. Il microbiota della pelle, come quello degli altri distretti, deve essere in equilibrio onde prevenire molte problematiche, relative alla salute e alla bellezza, della nostra pelle.

Quando e perché ha sviluppato il suo interesse e focalizzato la sua attenzione sull’importanza del microbiota (dapprima intestinale e in seguito cutaneo)?

Mi occupo di studiare il microbiota, inizialmente intestinale e ora anche quello della pelle, da anni come farmacista e da qualche anno come biologo nutrizionista, perché sono fermamente convinto della gut skin axis e del mantenimento della salute della nostra pelle attraverso la cura del microbiota.

Analizzando gli ultimi studi in materia e i trend del settore cosmetico è possibile osservare quanto sia sempre più importante avere un “microbiota cutaneo in salute”. Qual è il legame tra microbiota cutaneo e pelle?

Il mantenimento in eubiosi del microbiota intestinale ha azione benefica anche sulla pelle attraverso il collegamento di quest’ultima all’intestino. Esempio è una adeguata presenza di lattobacilli che mantiene il pH della pelle a valori ideali alla prevenzione della proliferazione di batteri patogeni. Il microbiota della pelle ha azione preventiva sulle patologie correlate e dona elasticità e lucentezza a quest’ultima.

Quali fattori contribuiscono a una variazione del microbiota cutaneo (disequilibrio) e come possiamo mantenere bilanciato e ben diversificato il nostro microbiota cutaneo?

Il microbiota della pelle varia in base al pH, alla temperatura, all’umidità relativa e all’uso di detergenti e cosmetici non idonei. Nella fattispecie, il pH ideale tende all’acidità e l’uso di creme e/o detergenti alcalini o che, comunque, lo riportano verso la neutralità fornisce la possibilità di aggressione da parte di batteri patogeni. Anche l’acido ialuronico, ora molto in voga come integratore da bere o da applicare localmente, altro non è che un prodotto industriale della fermentazione batterica che sarebbe preferibile avvenisse direttamente in loco.

Perché i probiotici fanno bene alla pelle e come interagiscono con i prebiotici?

I cosmetici probiotici fanno bene alla pelle perché contribuiscono a ricreare l’eubiosi del microbiota che, a sua volta, è fondamentale per salute e bellezza di quest’ultima. I prebiotici sono il “cibo” dei batteri probiotici ed è bene che siano associati nel prodotto cosmetico per dare la possibilità ai probiotici di proliferare ed esplicare la loro azione benefica sulla pelle.Va ricordata, oltre all’applicazione di creme probiotiche, la succitata relazione tra pelle ed intestino e la fondamentale importanza di alimentazione ed integrazione probiotica per via sistemica.

Qual è la sua opinione riguardo il futuro della cosmetica rispetto al tema?

Secondo me nel futuro della cosmetica e della skincare, l’uso dei cosmetici probiotici e dei cosmeceutici rivestirà un ruolo sempre più importante e sarà fondamentale l’opera di informazione da parte degli esperti del settore e delle aziende produttrici.

Ancora un’ultima domanda, a volte riempiamo l’armadietto del bagno di creme, sieri, maschere, filler etc. A suo parere, quali sono gli “essenziali” che non devono mancare nella nostra skin care routine?

In un armadietto “cosmetico” le creme probiotiche non dovrebbero mai mancare, associate a detergenti e cosmetici che mirino a mantenere il pH della pelle entro i limiti che consentono ai “batteri buoni” di proliferare.

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